Dopo il grave episodio di violenza avvenuto sabato sera in piazza Primo Maggio a Pescara, interviene Mauro Renzetti, presidente del Comitato Pescara Fortis, esprimendo forte preoccupazione per il crescente degrado della sicurezza nel centro cittadino.

Mentre la città è considerata una città sicura e quotidianamente presidiata dalla Polizia Locale si moltiplicano le prese di posizione da parte della società civile.
«Esprimo la mia più totale vicinanza e solidarietà a Di Cesare e alla sua famiglia per il vile attacco subito mentre svolgeva il proprio lavoro – dichiara Renzetti – ma oggi la solidarietà non è più sufficiente. Non siamo di fronte a un caso isolato: è il terzo episodio, in pochissimo tempo, che vede baristi e ristoratori pescaresi vittime di aggressioni all’arma bianca. È una scia di violenza che non possiamo e non dobbiamo tollerare».
Secondo il presidente di Pescara Fortis, la situazione dell’ordine pubblico nel centro città «sta scivolando verso un punto di non ritorno, mettendo a rischio l’incolumità non solo di cittadini e turisti, ma soprattutto di chi, con sacrificio, tiene viva l’economia locale».
«Non è accettabile – prosegue – che chi ogni giorno alza la saracinesca della propria attività debba temere per la propria vita a causa di soggetti fuori controllo, spesso in stato di alterazione, che agiscono indisturbati. Chiediamo una reazione immediata e concreta da parte dell’Amministrazione comunale: non servono più palliativi, ma un presidio costante e capillare del territorio».
L’appello di Renzetti si estende infine a tutte le forze politiche, nel nome di una responsabilità condivisa: «Di fronte a questo degrado, la politica non può dividersi. Come rappresentanti delle istituzioni e della società civile abbiamo il dovere morale di fare barriera contro questa deriva violenta. La sicurezza di Pescara non ha colore politico: è necessario un fronte comune per restituire tranquillità alle nostre strade e dignità al lavoro dei commercianti. Se non reagiamo ora con fermezza, saremo complici del declino della nostra città».














