Analisi Comportamentale: l’importanza del linguaggio del corpo

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a cura della dott.ssa Silvia Malafarina

Non si può non comunicare. Primo assioma della comunicazione. Ciò significa che anche qualora non parlassimo, i nostri silenzi o il nostro linguaggio del corpo avrebbero una certa influenza e potere comunicativo. A partire da tale assioma, dunque, è possibile cogliere l’importanza di saper interpretare e riconoscere il linguaggio non verbale non solo di coloro con cui entriamo in relazione, ma anche il nostro.

Infatti, la comunicazione non verbale ha una influenza del 55%, a fronte del 7% di quella verbale e del 38% di quella paraverbale. Ma cosa si intende per linguaggio non verbale? Esso è costituito dalle espressioni del viso, dai movimenti e orientamento del corpo, dalla postura, e dalla prossemica. Sulla base del tipo di mimica espressiva e dei movimenti corporei espressi da una persona in un determinato contesto è possibile cogliere l’emozione che la persona stessa sta provando in quel momento e interpretare così il suo comportamento, in quanto gli stati emotivi sono alla base del nostro agire.

Le emozioni primarie, ovvero innate, sono universali. Ciò significa che a prescindere dalla cultura, dall’ etnia e dall’ appartenenza sociale vengono espresse e riconosciute allo stesso modo da tutti gli esseri umani. Esse sono sette: gioia, tristezza, rabbia, sorpresa, disgusto, disprezzo e paura. Per ogni emozione vi sono delle espressioni e movimenti tipici. Così come per le emozioni definite secondarie, quali la vergogna, l’imbarazzo o il senso di colpa, le quali dipendono dai valori di una determinata società e cultura, per questo non sono universali. A differenza del linguaggio verbale, le espressioni e i movimenti corporei sono difficilmente controllabili e dunque falsificabili in quanto involontari. Da ciò è evidente l’utilità e l’importanza dell’analisi della comunicazione non verbale, valido strumento anche per il riconoscimento di un comportamento di menzogna e quindi di valutazione della credibilità dell’interlocutore e della testimonianza.

Per questi motivi, l’attività dell’analista comportamentale trova spazio in differenti settori. In quello clinico-psicologico, dove a seguito di ripetuti colloqui è possibile valutare l’analisi dei bisogni del paziente, in quello delle risorse umane e dunque nella selezione del personale, nella negoziazione/contrattazione. Nel public speaking, ovvero, nel parlare in pubblico sapendo gestire al meglio il proprio linguaggio del corpo per poter essere persuasivi. Fino a quello forense, cioè criminologico, in cui l’analisi della comunicazione non verbale si rivela un utile strumento per poter cogliere la menzogna. Pensiamo ai colloqui investigativi, o al contrasto al terrorismo in cui attraverso l’analisi del linguaggio del corpo è possibile prevenire azioni violente e apparentemente imprevedibili.

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