VENETO, ALL’ARPAV AUMENTO DI STIPENDIO SE VAI A LAVORO IN BICI

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Se vai in bicicletta a lavoro ti paghiamo venticinque centesimi al chilometro. E se fai parecchia strada a fine mese potresti trovarti anche duecento euro in più sul conto corrente e magari qualche chilo in meno sullo stomaco. Senza dimenticare che l’ambiente te ne sarebbe grato.

L’INIZIATIVA E LE ADESIONI

Suona più o meno così il bando «Bike to work» proposto dalla mobility manager di Arpav, Ketty Lorenzet, e aperto agli 850 dipendenti dell’azienda con sede operativa in tutte le province venete, oltre che nei due centri meteo. In 77 hanno già risposto di sì alla pedalata collettiva verso la scrivania e da oggi, primo luglio, inizieranno ad incassare un quarto di euro ad ogni chilometro. All’Arpa del Veneto, secondo ente in Italia ad adottare questa iniziativa dopo i colleghi emiliani, hanno salutato il dato come un trionfo: alcuni mesi fa, nel corso di un sondaggio in cui si chiedeva in quanti vanno in bici a lavoro, avevano risposto positivamente solo in 29.

IL RACCONTO

Tra di loro c’è anche Andrea Dalla Rosa, l’ambasciatore della pedivella per l’azienda. In un video diffuso su YouTube racconta la sua routine. «Parto da casa in bici e vado in stazione a Bassano del Grappa, nel Vicentino. Salgo in treno e scendo a Paese, da dove poi raggiungo l’ufficio di Treviso. Sono una decina di chilometri al giorno, mi sono attrezzato anche per il maltempo e in caso di rotture della bici. Ho infatti scelto di non usare l’auto per andare a lavoro». Ma c’è anche Luca Morello (in foto, ndr). Abita a Padova e lavora nella sede Arpav di Treviso. Fa tre chilometri da casa alla stazione del treno e poi cinque chilometri da Paese alla sede. «Adoro la bici – sorride – questa che ci offrono è davvero un’ottima opportunità». Poi ci sono tutti gli altri. In due o tre hanno dichiarato che la distanza che percorreranno sarà attorno ai 20/25 chilometri al giorno. Contando che i giorni effettivi di presenza in ufficio in questo periodo estivo non sono troppi, potrebbero comunque portare a casa cento euro in più.

LA RICHIESTA DI MOBILITÀ SOSTENIBILE

C’è anche un papà che porta i figli a scuola in carpooling, prende la bici dal bagagliaio e parte per lavoro, salvo far la strada inversa al ritorno. Per tutti, i controlli saranno severi, ma ci sarà libertà nel dimostrare il tragitto compiuto. L’idea è affidarsi ad App di uso comune tra gli sportivi, come ad esempio Strava, che però siano certificate nel riportare tragitto e orario di percorrenza: «Premiamo l’uso della bicicletta, che è un simbolo di trasporto sostenibile e trasmette un messaggio positivo dedicato al proprio ambiente e all’attività all’aperto e che ha un impatto diretto sulla salute e il benessere lavorativo», spiega Lorenzet che poi snocciola i numeri da cui ha avuto l’idea: «Stando al nostro sondaggio, la bicicletta viene usata nel 15% del totale degli spostamenti in caso di multi-modalità (ossia chi usa anche auto o treno nel viaggio, ndr), e scende al 10% in caso di utilizzo esclusivo. Il nostro obiettivo è raddoppiare queste percentuali». Altri dipendenti, forse più pigri, avevano chiesto piuttosto dei «buoni mobilità» per l’acquisto di una bicicletta elettrica o accessori per la manutenzione della bici, altri invece volevano l’installazione di pensiline adeguate e spogliatoi per chi si impegna a coprire distanze maggiori da casa all’ufficio.

MA IL BUDGET È LIMITATO

Molte idee che Arpav valuterà nel tempo. Di certo, da oggi si inizierà a pedalare. Va precisato che il budget che l’ente ha messo a bilancio è di 1.200 euro, che potrebbe coprire 4.800 chilometri per i prossimi sei mesi. Forse una cifra un po’ bassa, se iniziano davvero a pedalare in settanta persone al giorno. Ma dall’ufficio della mobility manager rassicurano: è solo la fase pilota e sperimentale, il progetto sarà portato avanti. Intanto, però, pedalate.

FONTE: Corriere del Veneto

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