LE RICHIESTE DEL MONDO PRODUTTIVO A DRAGHI: INVESTIMENTI E SOSTENIBILITÀ DEL DEBITO PRIVATO LE PRIORITÀ

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a cura di Gabriele Ciancitto

Negli scorsi giorni il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi ha ascoltato la voce del mondo produttivo e delle altre parti sociali. In generale si registra un clima di fiducia nei confronti del futuro esecutivo, nonostante non si sappia ancora molto sul programma di governo. Il mondo dell’industria però ha le idee chiare. Il leader degli industriali, Carlo Bonomi, ha espresso apprensione per lo stato di salute del sistema produttivo ed ha sollecitato Draghi ad agire in fretta “perché c’è davvero molto da fare e bisogna farlo presto e bene”.  Diversi i dossier su cui secondo il numero uno di Confindustria si dovrà lavorare, dal piano nazionale di ripresa e resilienza al piano vaccinale, dalla riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro alla riforma della pubblica amministrazione. Ma l’azione più incisiva secondo Bonomi resta puntare su “una grande alleanza pubblico-privato per moltiplicare gli investimenti e concentrarli laddove più servono alla ripresa del Paese”. Grande attenzione dovrà essere riservata alla riforma del fisco. Le imprese hanno affrontato grandi sacrifici, bisognerà dunque tenere in considerazione “il peso del debito emergenziale che le imprese hanno contratto”. Considerazioni quelle di Bonomi che assumono un peso particolare alla luce dei dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, secondo cui su 385.171 imprese attive nel 2019 nel territorio di competenza, ad oggi se ne contano 383.726 (-0,4%). Tra le imprese più colpite quelle del settore commerciale, turistico e dei servizi, che – secondo Confimi – oltre alla insufficienza di ammortizzatori sociali (molto spesso cassa preventiva), scontano i ritardi nella campagna vaccinale anti Covid.

Ovviamente la crisi di questi settori è legata solo parzialmente alle drastiche misure emergenziali messe in campo dal Governo, le quali hanno “solamente” aggravato una situazione di congenita fragilità, dovuta ad una burocrazia da snellire, all’elevata tassazione sul reddito, al costo del lavoro e ad una non più sopportabile incertezza normativa, che aumenta la conflittualità e allunga i procedimenti giudiziari.

Se il taglio del cuneo fiscale e la sburocratizzazione della P.A. sono delle priorità non più rinviabili per la piccola e media industria, che sotto questo profilo fa eco all’appello del Presidente Bonomi, le incertezze maggiori riguardano le misure per diminuire la disoccupazione strutturale (soprattutto giovanile), dovuta alla carenza di figure professionali specializzate. Senza un forte sostegno statale agli investimenti nel capitale strumentale e umano per la nuova industria 4.0 sarà molto difficile per le PMI recuperare il gap che le divide dai competitor europei ed essere concorrenziali nel mercato globale.

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