L’INTERVISTA: IL PRESIDENTE DI FONDAZIONE HARMONIA PAOLO COLITTI RACCONTA IL 2020 DELLE IMPRESE ITALIANE

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A cura di Gabriele Ciancitto

Con dicembre arriva anche il momento per molte imprese italiane di fare il bilancio di questo 2020, segnato oltre che da una crisi sanitaria con pochi precedenti anche da una profonda crisi economica.

Ne parliamo con Paolo Colitti, Presidente di Fondazione Harmonia e Presidente Nazionale di Sodalizio Rete Lavoro e Welfare.

-Presidente Colitti, questa pandemia ha inflitto un duro colpo alla nostra economia e al nostro sistema produttivo. Il Commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni ha dichiarato che il Pil dell’Italia andrà giù del 9,9% quest’anno e che serviranno almeno due anni per tornare alla ripresa pre-pandemia. Lei ha avuto modo di entrare in contatto con centinaia di realtà aziendali in questi mesi difficili, ritiene di condividere queste considerazioni sullo stato di salute delle nostre imprese?

“i settori a cui è stato impedito di lavorare avranno una grave perdita in termini di fatturato che provocherà un aumento dei disoccupati a fine pandemia”

P.C: tante nostre associate hanno saputo re-inventarsi in questa economia da Covid cambiamo la produzione. La cosa ingiusta delle scelte fatte dal governo è stata la scelta di colpire determinate filiere, come quella della ristorazione, che non ha potuto far altro se non fermarsi. Sicuramente i settori a cui è stato impedito di lavorare avranno una grave perdita in termini di fatturato che provocherà in aumento dei disoccupati a fine pandemia.

-Il Governo ha dovuto confrontarsi con una realtà nuova e gestire una crisi sanitaria come poche. Molti hanno avuto l’impressione che l’esecutivo si sia mosso in modo confuso, navigando a vista, costringendo molte imprese medio-piccole a prevedere misure di sicurezza, a volte molto costose per i propri bilanci, per poi disporre la chiusura di molte attività: secondi lei erano tutte “necessarie”?

P.C: Il governo ha distrutto la fiducia delle imprese in due occasioni: la prima è stata l’aver promesso un credito d’imposta del 60% sulle sanificazioni e poi aver finanziato solo il 17% di media di quel credito promesso; la seconda è stata aver preteso investimenti dai privati per restare aperti e poi averli chiusi per decreto.
Se l’imprenditore non si può fidare del governo non ci saranno investimenti.

-Per uscire da questa crisi il Governo ha predisposto un apposito “piano nazionale di ripresa e resilienza”; ha promesso che incentiverà l’assunzione di giovani e che punterà su un generale rinnovamento del sistema produttivo, incentivando fiscalmente le imprese a digitalizzarsi e a formare i propri dipendenti. Ritiene che siamo sulla strada giusta?

“Con la fine del lockdown dovranno essere ri-convertite molte produzioni e per farlo in fretta ci vogliono incentivi ad oggi assenti nella finanziaria”

P.C: la finanziaria è allo studio del parlamento. Gli indirizzi generali per la ripresa è la resilienza sono corretti perchè molti degli appelli del mondo produttivo sono stati ascoltati. Nella finanziaria però c’è un grande assente: il Nord produttivo.
Se non si incentiva la prima locomotiva d’Italia a ripartire dopo che la di è fatta fermare l’economia italiana non potrà ripartire. Con la fine del lockdown dovranno essere ri-convertite molte produzioni e per farlo in fretta ci vogliono incentivi ad oggi assenti nella finanziaria.

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