Il passo lento del (decreto) rilancio

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A cura di Francesco Giarmoleo

Se è certamente vero che l’iter delle riforme in Italia è spesso impervio, il decreto Rilancio non fa eccezione.

A distanza di due mesi e quattro giorni dall’annuncio del Premier, il provvedimento finale che si compone di oltre 300 pagine e 266 articoli, mobilita 55 miliardi di indebitamento e prevede una manovra complessiva, tenendo conto delle attività finanziarie, di 155 miliardi di saldo netto da finanziare per il bilancio dello Stato.

Tra le operazioni finanziarie più significative, si evidenziano 30 miliardi indirizzati alle garanzie Sace e Cdp sui prestiti bancari alle imprese e 44 al “patrimonio destinato” della Cassa Depositi e Prestiti, finalizzati all’acquisto di azioni e aumenti di capitale per le imprese in crisi.

Fanno capolino nella manovra anche 3 miliardi per il salvataggio di Alitalia e l’anticipo di 12 miliardi a enti locali e sistema sanitario per il pagamento dei debiti, mentre viene accresciuto di 4 miliardi il Fondo di Garanzia per le PMI.

Inoltre, si prevedono 6 miliardi di contributi a fondo perduto per imprese e società individuali con ricavi fino a 5 milioni di euro e 4 miliardi di cancellazione dell’Irap di giugno e luglio per tutte le imprese con fatturato annuo fino a 250 milioni di euro.

Tuttavia, come evidenziato dall’analisi de Il Sole 24 Ore, il provvedimento necessita di ben 98 decreti attuativi per trovare concretizzazione. Condizione non ottimale in vista del passaggio alle Camere, già divise tra le opposizioni ansiose di intervenire sul testo e gli “alleati” di Governo in atto di scontrarsi nel tentativo di apporre la firma sulle singole misure. Inoltre, a causa della difficoltà di reperire le risorse, come evidenziato dai sei giorni necessari alla Ragioneria dello Stato per predisporre le coperture per l’attuale decreto, eventuali modifiche legislative potrebbero rendere il percorso particolarmente accidentato.

A meno che il Governo non ponga la fiducia e blindi di fatto la manovra, appellandosi al sempreverde “senso di responsabilità” al fine di dare ossigeno alle (già spossate) imprese e rinviando il confronto politico al prossimo decreto, nella speranza di trovare nel frattempo un appiglio da Bruxelles.

Mentre gli italiani affannano tra la ripartenza e i ritardi nell’erogazione dei fondi, in Parlamento si prepara il terreno per uno scontro a tutto campo con un possibile cambio di equilibri, di cui la fallita mozione di sfiducia al Ministro Bonafede, con voto decisivo di Italia Viva, potrebbe essere la prima avvisaglia.

Superata l’estate, il Premier potrà “stare sereno”?

Francesco Giarmoleo

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