Carmine De Amicis, il volto di un ballerino: faccia a faccia con un artista italiano all’estero

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Carmine De Amicis

Un racconto autentico e appassionato che rivela un artista eclettico

Danzatore e coreografo, Carmine De Amicis è un’esplosione di energia e arte messe insieme tra teatro danza, film e Opera. Corpo atletico, grinta, determinazione, espressività alle stelle e occhi azzurri che parlano di passione, ispirazione e creatività: Carmine ha legato il suo destino alla danza tracciando la mappa di una brillante carriera artistica in continua crescita. Nella sua storia troviamo collaborazioni con protagonisti del teatro e della coreografia internazionale, produzioni esclusive per la sua compagnia di danza, attività di docente universitario e importanti progetti per il futuro.

Dopo la formazione italiana presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, è oggi un performer, coreografo internazionale e docente operativo su Londra. Negli anni di studio la libertà dell’immaginazione ne ha disegnato il carattere, rendendolo strumento d’ispirazione per i coreografi e partner ideale per i colleghi. Ha lavorato per le più importanti compagnie sulla scena inglese tra cui Richard Alston Dance Company, Tavaziva Dance, Shobana Jeyasingh Dance, José Agudo, Watkins Dance e Grange Park Opera e Welsh National Opera per citarne alcune.

Carmine svolge oggi anche un’intensa attività di docente in tecnica della danza contemporanea alla University of Chichester (UK), una professione che lo affascina profondamente e in cui mostra le sue capacità di formatore vicino a quelle di danzatore e coreografo. È direttore artistico della Compagnia Edifice Dance Theatre, dove unisce la sua passione per il teatro al ballo di coppia. Inoltre da questa stagione è assistente coreografo all’Opera Nazionale del Galles (Welsh National Opera).

Quando è cominciato questo percorso nella danza?

Da quando ho memoria ho sempre avuto una grande esigenza di muovermi; per la gioia delle maestre e dei genitori, tutti i bambini si esprimono molto più facilmente con la fisicità che con le parole, e la danza è solo una forma più raffinata di quel desiderio di comunicazione. Ho vividi ricordi della libertà nell’immaginazione, nel gioco, nel movimento. Sicuramente le performances dei miei genitori con la corale folkloristica del nostro paese Luco dei Marsi, con i loro viaggi e scambi interculturali, sono ricordi di infanzia gioiosi che hanno contribuito a rendermi l’adulto e l’artista che sono oggi. 

Ho letto recensioni straordinarie sulla tua recente performance in Scozia in uno dei più grandi teatri del Regno Unito. Cosa si prova ad esibirsi in un palco così importante, con oltre 3600 spettatori?

Ogni performance è un momento magico, ma ovviamente quando si alza il sipario di un teatro di tale portata l’esperienza è indescrivibile, come è oltre ogni immaginazione la soddisfazione che ho provato danzando per così tante persone. In questa specifica occasione ricordo il brivido che mi salì su per le gambe… ero solo in scena, e non appena la musica è cominciata (una stupenda composizione di Ravel chiamata ‘La valle des Cloches’), mi sono sentito “a casa”.

Anni dedicati alla danza e adesso coreografia per l’opera, ci parli di questa nuova esperienza? 

L’opera è una passione recente per me, la combinazione di musica, teatro e danza si traduce in un ambiente estremamente stimolante e creativo. Non si ha tutti i giorni la possibilità di creare coreografia sui più grandi spartiti della storia. In questo nuovo incarico ho avuto l’onore di aprire la stagione con “La Carmen di Bizet”, e seguiremo poi con “Le nozze di Figaro”.

So che ti interessi anche alle performance che escono dallo spazio abituale della messa in scena teatrale invadendo luoghi non convenzionali.

Amo lavorare a teatro ma anche in spazi meno convenzionali per la danza, le cosiddette “site specific or site sensitive performances”. Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di portare la danza in chiese, cripte, gallerie e fabbriche abbandonate; è un percorso creativo diverso. Il teatro è una tela nuda, quando incominci a creare le possibilità sono infinite, mentre in altri ambienti è come se l’architettura dello spazio ti spingesse verso una direzione specifica, e invece di imporre le tue idee devi lasciare che sia l’ambiente ad ispirarti. Proprio ora sto lavorando ad una commissione che ho ricevuto per la creazione di una nuova coreografia in un monastero del XIV secolo al sud dell’Inghilterra (Rye), un lavoro che si ispira all’iconografia religiosa del patrimonio artistico italiano rinascimentale con la mia compagnia EDIFICE Dance theatre. 

Dopo le esperienze in Inghilterra, Norvegia e America, ti piacerebbe tornare a ballare in Italia?

Spero di avere l’occasione di lavorare in Italia, ci sono molti posti dove vorrei ballare anche per restituire quello che ho imparato all’estero al Paese che mi ha dato tanto in termini di formazione e ispirazione. Nel mio lavoro ci sono sempre ‘citazioni’ al patrimonio culturale e artistico italiano. L’anno scorso, per esempio, ho creato una coreografia dal titolo ‘1943’, ispirata alla resistenza abruzzese. È stata un’esperienza molto interessante riconnettermi con la storia del mio popolo, e anche molto simpatico vedere giovani danzatori inglesi interpretare le narrazioni in dialetto abruzzese degli anziani del mio paese. Ho collezionato audio della loro esperienza dei primi anni ‘40, preziosissimi, che abbiamo utilizzato come spunto coreografico.

Se avessi carta bianca nel tempo e nello spazio, con quale artista vorresti collaborare?

Ah! Ce ne sono tantissimi ma sicuramente mi piacerebbe lavorare con Pina Bausch e Picasso, e vorrei invitare a cena Frida Kahlo e Robin Williams ma ordinerei d’asporto perché la cucina non è il mio forte.

Con cosa ci stupirai nei tuoi prossimi progetti?

Sarò impegnato con due tour in Inghilterra in autunno e primavera con l’Opera nazionale del Galles, in più creerò un nuovo film muto di danza con il regista Alfred Bailey (vincitore del San Francisco film festival) e a breve aprirò il nuovo spettacolo di EDIFICE Dance Theatre con la mia collega Harriet Waghorn.

Su questo racconto ricco di progettualità ed entusiasmo, saluto Carmine augurandogli di continuare a realizzare i suoi sogni e di regalarci presto momenti speciali in scena, non solo nei teatri inglesi ed internazionali che lo hanno visto brillare in questi anni ma anche nelle diverse realtà artistiche italiane.