Valutazione dell’esposizione dei lavoratori al rumore: quadro normativo

0
126

Attualmente il riferimento legislativo principale in materia di esposizione al rumore negli ambienti lavorativi è il Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, costituito dal D.Lgs. 09/04/2008 n. 81 “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, integrato e corretto dal D.Lgs. 03/08/2009 n. 106 “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. L’argomento rumore trova i riferimenti al Titolo VIII, Capo II; le relative sanzioni sono riportate al Capo VI. In particolare all’art. 190 vengono indicati gli aspetti obbligatori ai quali porre maggiore attenzione:

  • L’esposizione al rumore, con particolare attenzione al rumore impulsivo;
  • I valori limite di esposizione e i valori di azione inferiori e superiori;
  • Gli effetti del rumore su lavoratori particolarmente sensibili, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e ai minori;
  • Le possibili interazioni fra rumore e sostanze ototossiche e fra rumore e vibrazioni;
  • L’effetto dei segnali acustici di sicurezza;
  • L’esistenza di AdL alternative meno rumorose;
  • L’esposizione durante il “lavoro straordinario”;
  • I dati dei controlli sanitari e le informazioni raccolte in letteratura;
  • La disponibilità di dispositivi di protezione individuali (DPI) efficaci per la protezione dell’udito.

Se, a seguito della valutazione preliminare, può fondatamente ritenersi che i valori inferiori di azione possono essere superati, il datore di lavoro provvede alla misurazione dei livelli di rumore a cui i lavoratori sono esposti e a riportarne i risultati nel documento di valutazione (anche se spesso detta valutazione viene effettuata con il solo scopo di redigere un documento cartaceo da presentare ad un eventuale ispezione dell’organo di vigilanza, senza determinare una reale ricaduta nell’ambiente di lavoro in termini prevenzionistici tale da apportare un concreto miglioramento della condizione espositiva).

I metodi e le strumentazioni utilizzati devono essere adeguati alle caratteristiche del rumore da misurare, alla durata dell’esposizione e ai fattori ambientali, secondo le indicazioni delle norme tecniche. I metodi utilizzati possono includere la campionatura, purché sia rappresentativa dell’esposizione del lavoratore. Nell’applicare quanto previsto dalla legge, il datore di lavoro tiene conto dell’incertezza delle misure, determinata secondo la prassi metrologica.

Dal 3 marzo 2011 la norma UNI 9432:2008 “Acustica – Determinazione del livello di esposizione personale al rumore nell’ambiente di lavoro” è stata sostituita dalla norma UNI EN ISO 9612:2011 “Acustica – Determinazione dell’esposizione al rumore negli ambienti di lavoro – Metodo tecnico progettuale”; tutto quanto non risulta in conflitto con quest’ultima norma è stato mantenuto nella nuova versione della norma UNI 9432:2011. Altri riferimenti da tenere presenti quali strumenti di programmazione aziendale sono la norma UNI/TR 11347:2010 “Acustica – Programmi aziendali di riduzione dell’esposizione a rumore nei luoghi di lavoro” e la norma UNI EN 458:2005 “Protettori dell’udito: raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione”. I metodi esposti nelle norme anzidette, consentono un’indicizzazione del rischio esclusivamente in quei contesti in cui sia possibile ottenere con relativa certezza sui tempi di esposizione e ove non ci sia alta variabilità delle condizioni di esposizione, cioè non sia possibile la determinazione del massimo ricorrente o del valore settimanale del livello di esposizione al rumore. Tale problema è riscontrabile nelle imprese edili, a causa dei fattori ambientali variabili.

Qualche commento merita pertanto l’art. 191, comma 1, del D.Lgs. 81/2008, concernente la valutazione di attività a livello di esposizione molto variabile, laddove lo stesso recita: “Fatto salvo il divieto al superamento dei valori limite di esposizione, per attività che comportano un’elevata fluttuazione dei livelli di esposizione personale dei lavoratori, il datore di lavoro può attribuire a detti lavoratori un’esposizione al rumore al di sopra dei valori superiore di azione, garantendo loro le misure di prevenzione e di protezione conseguenti ecc.”.

La valutazione dei rischi di esposizione dei lavoratori ad agenti fisici costituisce parte integrante del documento di valutazione dei rischi; come indicato dal D.Lgs. 81/08, nell’ambito della valutazione il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici, in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione. La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni al rumore deve essere programmata ed effettuata con cadenza almeno quadriennale da personale qualificato. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni volta che si verifichino cambiamenti che potrebbero renderla obsoleta (modifica delle mansioni, acquisto di nuovi macchinari, assunzione di nuovi dipendenti e simili).

La valutazione tecnica è finalizzata ad individuare particolari condizioni di rischio per i lavoratori, alla riduzione ed al controllo del rischio rumore con l’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali e mediante l’informazione e la formazione degli addetti.

                                                                                       Ing.Giuseppe Massara, Responsabile dell’Area “Vigilanza Tecnica” della DTL di Reggio Calabria

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui