Stress lavoro-correlato: come riconoscerlo e attuare i sistemi di prevenzione

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Il D.lgs. 81/2008 e s.m.i., attualmente in vigore in Italia, obbliga i datori di lavoro, sia nel settore pubblico che privato, a valutare e gestire il rischio stress lavoro-correlato al pari di tutti gli altri rischi presenti in ambiente lavorativo e nel rispetto dei contenuti esplicitati nell’Accordo europeo 8 ottobre 2004. Tra le buone pratiche che possono essere introdotte in azienda, grazie a figure professionali che operano ai fini della prevenzione, l’Inail ha sviluppato una proposta metodologica per la gestione e valutazione del rischio da stress lavoro correlato. A tal proposito, già nel novembre del 2010, anche la Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro ha elaborato le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato individuando un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo.

Lo stress occupazionale è una problematica in ascesa tra i lavoratori e le aziende da non sottovalutare: ecco perché è necessario parlare di “valutazione del rischio” come elemento essenziale per preservare la salute del lavoratore e di conseguenza la produttività aziendale. Lo stress lavorativo deriva dall’interazione tra fattori inerenti l’organizzazione del lavoro (tipologia, ambiente, carichi di lavoro eccessivi, orari, straordinari, ruolo, responsabilità, sicurezza, relazioni interpersonali e gerarchiche), dalle caratteristiche psico-fisiche del lavoratore (personalità, attitudini, competenze, motivazioni, comportamenti, salute) e socio-demografiche (condizioni economiche, relazioni, situazione familiare, integrazione sociale).

Quando l’interazione tra questi fattori risulta squilibrata, si genera una condizione di “strain”, ovvero il lavoratore stressato “non ce la fa più” a svolgere adeguatamente il proprio lavoro con conseguenze che si ripercuotono non solo sull’azienda per la quale il soggetto lavora in termini di costi economici da sostenere, ma anche e soprattutto sul lavoratore stesso, che diviene più esposto all’insorgenza di patologie di varia natura. Si hanno così effetti negativi quali: calo delle performance del lavoratore; aumento degli incidenti causati da errore umano; assenteismo; atteggiamenti negativi con i colleghi e il datore di lavoro.  

Oltre allo stress lavoro-correlato esistono altre patologie in ambiente lavorativo di differente matrice e soggette quindi a cure dedicate, sulle quali si interviene seguendo prassi e metodologie appositamente studiate: parliamo della sindrome da burnout e del mobbing lavorativo. La sindrome da burnout è nata studiando i disagi riscontrati nelle persone che esercitano professioni d’aiuto per poi essere riconosciuta e associata a qualsiasi contesto lavorativo con alte condizioni stressanti e pressanti, come ad esempio posizioni di grande responsabilità lavorativa. “Burnout” in inglese significa “bruciarsi”, il nome di questo disturbo vuole quindi indicare l’incapacità di sostenere e scaricare lo stress accumulato.

Con professioni d’aiuto vengono definite quelle professioni che riguardano l’aiuto e l’assistenza all’altro. Sono quindi a rischio sindrome da burnout infermieri, insegnanti, medici di base, carabinieri, vigili del fuoco, poliziotti. Quella del burnout è una sindrome che consiste essenzialmente nel logoramento delle motivazioni, delle emozioni, in una stanchezza e una sfiducia che portano allo spegnersi della volontà. Deriva dal sentirsi oppressi dal carico emotivo pratico e mentale causato dalle difficoltà di chi si assiste. Conduce a una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali ci si dovrebbe occupare. Si sviluppano attitudini ciniche e assenteiste, insonnia, apatia fino allo stadio finale di indifferenza totale. Se si interviene tempestivamente con un’adeguata assistenza medica o psicologica, si evita che si inneschino meccanismi più complessi e difficili da gestire. Sul luogo di lavoro, il burnout può essere affrontato chiedendo sostegno al proprio superiore, al reparto risorse umane oppure all’ufficio competente dell’azienda. Al contempo, è possibile accrescere il supporto sociale, non solo di colleghi e amici ma anche dei familiari, cercando di bilanciare al meglio il rapporto lavoro-vita privata.

Con il termine “Mobbing” si fa riferimento, in generale, all’insieme dei comportamenti persecutori che tendono ad emarginare un soggetto dal gruppo sociale di appartenenza, tramite violenza psichica protratta nel tempo e in grado di causare seri danni alla vittima. Quindi con Mobbing si intendono i comportamenti violenti che un gruppo rivolge ad un suo membro. In relazione all’ambito lavorativo, è definito come una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. In poche parole, un atteggiamento che impedisce alla vittima di lavorare o di svolgere serenamente la propria attività. Nel nostro ordinamento, grazie alla tutela civile e penale, possono rinvenirsi diverse norme che permettono alle vittime di tutelarsi rispetto a fenomeni di mobbing. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata. Le vengono affidati compiti dequalificanti: viene spostata da un ufficio all’altro oppure viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo è sempre il medesimo: eliminare una persona divenuta in qualche modo “scomoda”, inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento. Le conseguenze negative del Mobbing anche in questo caso non coinvolgono solo la vittima con seri problemi di salute legati alla somatizzazione della tensione nervosa, ma vanno ad intaccare l’azienda. Infatti i danni ricadono anche sulla serenità e produttività dell’ambiente in cui è consumato il Mobbing.

Appreso l’impatto che può avere lo stress per la salute e nella vita del lavoratore e sui costi per l’azienda, l’attuazione del sistema consigliato dall’Inail, pertanto, risulta essere essenziale. Tuttavia, per individuare i rischi e gestire un percorso attento, i titolari d’azienda possono essere supportati da tecnici esperti in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro può così essere fondamentale per il datore di lavoro ai fini della valutazione delle possibili cause di stress, tracciare le linee guida necessarie a tutelare la sicurezza e la salute dei propri lavoratori abbattendo i costi che ne possono derivare con adeguate conoscenze e strumenti efficaci  a prevenirlo.

Dott.ssa Alessandra Abbate, Tecnico della prevenzione ambiente e nei luoghi di lavoro

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