Crisi economica, lavoro e C.I.LP. ITALIA nell’intervista all’Avvocato Antonio Pulcini

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Proseguono con una nuova intervista gli incontri esclusivi di Fare Italia: in questo nuovo appuntamento abbiamo il piacere di ospitare Antonio Pulcini, uno fra i più autorevoli esperti d’economia, di criticità bancarie ed attività consumeristiche a tutela dei consumatori

Antonio Pulcini è Avvocato del Foro di Roma con patrocinio dinanzi alle Magistrature Superiori, operante nell’ambito del diritto civile e penale societario. Dal 2015 ricopre il ruolo di Presidente del Forum Nazionale Anti-Usura Bancaria, nonché quello di Socio Sostenitore del Tribunale di Dreyfus a sostegno delle “Vittime della Giustizia”. Cultore di Diritto degli Enti Locali presso l’Università di Cassino e Membro della Sottocommissione per gli Esami degli Avvocati della Sessione 2016, è Membro Accademico dell’AEREC. Da marzo 2019 è Presidente dell’associazione di promozione sociale C.I.L.P. Italia, costituita da una rete di professionisti specializzati negli ambiti fiscale, tributario, bancario e legale con lo scopo di mettere in relazione consumatori, imprese e liberi professionisti.

Ci parli della sua ultima avventura professionale: si è detto più volte orgoglioso di rappresentare C.I.LP. ITALIA, un vero e proprio “anello sinergico” tra consumatori, imprese e professionisti in grado di dare risposte ai bisogni dei cittadini. Quali sono gli obiettivi principali e come funziona la vostra struttura associativa nazionale?

In Italia i tre comparti associativi di riferimento (consumatori, imprese e professionisti) sono chiusi e a sé stanti. Il progetto C.I.LP., unico nel suo genere, ha l’obiettivo di creare opportunità tramite una rete che faccia comunicare ed operare tali comparti tra loro. Questo perché le utilità che danno e ricevono si intrecciano: i professionisti possono essere fornitori di servizi alle imprese, queste ultime offrono servizi ai consumatori che a loro volta richiedono prestazioni ai professionisti e così via. In Italia impera la logica del circolo chiuso, ciascuno pretende di poter rappresentare un unico comparto a sé. C.I.LP. ITALIA vuole il superamento di tale mancanza di sinergia puntando sulla qualità e sulle esigenze di professionalità: dunque niente pressapochismo e tuttologia, noi siamo per l’essere professionalmente preparati nell’analizzare le criticità delle aziende in modo personalizzato e mirato. Grazie al nostro Comitato Scientifico, analizziamo il profilo dei liberi professionisti divisi per competenze e territorio (sia neoprofessionisti che già affermati) e li indirizziamo ad imprese e consumatori secondo i loro bisogni e le loro richieste di servizi.

Secondo lei quali sono i veri motivi che hanno portato il nostro Paese a dover affrontare una crisi economica senza precedenti, caratterizzata dalla deflazione e dalla perdita della sovranità monetaria?

Inizio da una data: 1981, ovvero l’anno del divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro. Fino al 1981 l’Italia godeva di una piena sovranità monetaria garantita dalla proprietà pubblica dell’istituto di emissione. Dopo lo storico divorzio i nostri titoli del debito pubblico sono stati collocati all’estero, è aumentato esponenzialmente il tasso d’interesse, e noi abbiamo iniziato drasticamente ad impoverirci con i risultati che oggi conosciamo. È questo il grande problema che affronto nel mio libro “La sovranità al popolo: rimedi e soluzioni per la ripresa economica” riguardo la necessità di avere una Banca Sovrana che emetta moneta a debito e della restituzione della Banca d’Italia agli Italiani, un’anomalia in tutta Europa perché siamo l’unica nazione che non ha una banca pubblica. La privatizzazione della Banca d’Italia ha portato al collasso del sistema e all’aumento del debito pubblico: l’Italia, tristemente, detiene solo il 5 % delle quote della propria Banca centrale, mentre risulta del 95% in mano privata (e comprende fondazioni, istituti di credito, società di assicurazioni ecc.). Altra data: 1992, l’anno della privatizzazione dei “gioielli di famiglia”, ovvero la svendita e lo smembramento del patrimonio pubblico costituito da aziende, società e imprese pubbliche. Dal ‘92 si registra un grosso passaggio in negativo, in cui il Paese si ritrova senza risorsa, in perdita di cifre estremamente consistenti. Con la politica di privatizzazione l’Italia diventa più povera, e con la cosiddetta “strategia della distrazione” per il controllo sociale teorizzata da Chomsky, si è sapientemente distolta l’attenzione del pubblico dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche tramite l’inondazione di altre notizie (si pensi alla morte di Falcone o al caso Mani Pulite).

Lei è esperto di criticità bancarie ed attività consumeristiche a tutela e difesa dei consumatori contro Banche, Agenzia delle Entrate ed Equitalia. Ci racconta la sua esperienza in tale settore?

Negli ultimi 8 anni ho avuto la fortuna di lavorare alla Camera e al Senato e di affrontare varie problematiche legate alla tutela dei consumatori; in tal senso la prima battaglia che mi ha appassionato ed alla quale ho partecipato in maniera attiva è stata quella riguardante il provvedimento sull’impignorabilità della prima casa pro contribuente. Con il Forum Nazionale Anti Usura Bancaria, da tanti anni siamo al fianco dei cittadini e risolviamo problematiche di natura bancaria in materia di usura e anatocismo; ho partecipato alla modifica dell’articolo 50 del Testo Unico Bancario con l’obiettivo di riequilibrare il disequilibrio esistente tra le banche, i consumatori e le imprese. Per ciò che concerne l’opposizione all’Agenzia delle Entrate e all’ex Equitalia, abbiamo lottato contro le cartelle esattoriali che partivano con un importo ed arrivavano poco prima della scadenza con interessi raddoppiati; poi ancora abbiamo ottenuto il provvedimento per estendere la rateizzazione in Sicilia oltre che per il contributo ordinario anche per quello straordinario. Si parte da un concetto tanto semplice quanto necessario: è inutile costringere il consumatore a pagare tutto in un importo, con il rischio che non possa farcela e che non riesca a versare 1 euro, quando con rate più basse gli si dà la possibilità di mettersi in regola e pagare tutto, con relativo guadagno per le casse dello Stato.

Lei è davvero infaticabile anche come scrittore, ha collaborato alla stesura di molti volumi ed è autore di tre libri, ultimo in ordine di tempo “Nuovo Sviluppo Europa: un progetto di lavoro innovativo per consumatori, liberi professionisti ed imprese”. Ci racconta come è nata questa voglia di riportare nero su bianco le sue conoscenze?

È nata dal credere che dalle esperienze avute in tanti anni di associazionismo bisognasse creare un valore aggiunto e dare assistenza ai comparti rappresentati dai consumatori, dai liberi professionisti e dalle imprese. Occorre aiutare lo sviluppo dell’economia ed esprimere al meglio le proprie professionalità per frenare la fuga dei cervelli. Il Progetto supportato da C.I.LP. nasce proprio dal desiderio di mettere in atto un’attività sociale volta a fare del bene e ad avere attenzione nei confronti di chi soffre. Siamo contro l’assistenzialismo, poiché vogliamo rimboccarci le maniche e fare nel nostro piccolo qualcosa di concreto, dalla donazione del defibrillatore alla realizzazione di un banco alimentare, dallo sviluppo del terzo settore alla promozione della cultura dell’accoglienza.

Considerando la sua profonda attenzione per il sociale, il suo impegno formativo e la sua brillante esperienza professionale a difesa dei diritti dei consumatori, quali potrebbero essere le possibili strategie da intraprendere per il futuro rilancio delle imprese e dell’occupazione del nostro Paese?

L’Italia, già in fase di recessione, è un Paese che va lento e non incentiva nessuno ad investire per via di politiche che non guardano al futuro di aziende e imprese. Queste ultime soffrono una fortissima fiscalità ed hanno bisogno di aiuto per sgravare i tanti costi sostenuti. Non aiutano affatto le politiche di assistenzialismo legate alle assunzioni di personale non qualificato, e dunque non adeguato al bisogno di professionalità delle realtà aziendali di oggi. Da un lato abbiamo un mercato che si muove a velocità elevata (basti pensare al sistema dell’automazione), mentre dall’altro ancora siamo al livello di un Paese che non riesce a ricollocare le risorse. Emerge quindi il problema della formazione, unito alla mancanza di soluzioni a sostegno del rilancio. Riguardo quest’ultimo senza dubbio si dovrebbe pensare anche ad una moneta alternativa che possa dare nuova linfa vitale e nuova liquidità, anche se in Italia non viene perorata. Occorre inoltre intervenire per un ammodernamento della pubblica amministrazione e per un alleggerimento della fiscalità, con politiche dinamiche che abbiano maggior attenzione nei confronti delle imprese, della professionalità e del lavoro a 360 gradi.